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Blu quasi trasparente

Introduzione

“Blu quasi trasparente” è il romanzo d’esordio dello scrittore giapponese Ryu Murakami, considerato come uno dei testi più controversi e polarizzanti della letteratura nipponica odierna.

Pubblicato nel 1976 quando lo scrittore aveva soli 24 anni e frequentava la Musashino Art University, riesce ad aggiudicarsi inizialmente il premio Gunzō, destinato a giovani autori, e successivamente anche il prestigioso premio letterario Akutagawa.

Fu a tutti gli effetti testata nucleare nella scena letteraria dell'epoca: non solo scandalizzò la critica accademica per via della rappresentazione del degrado giovanile contenuta nel libro, ma riuscì a vendere oltre un milione di copie.

Peculiare la penna dell'autore che non ha filtri di alcun tipo; non permette che interpretazioni fuorvianti infestino la mente del lettore, non cerca di assecondare nessuno e, per certi versi, con la sua schiettezza e crudeltà poetica crea indubbiamente un effetto a tratti repulsivo, un po' come se l'opera stessa non volesse esser letta e non si curasse di accogliere gli occhi spaesati di chi sfoglia queste pagine.

In ogni caso, che piaccia o meno, è uno stile che non lascia indifferenti.

L'ho letto di recente, 160 pagine volate via in pochi battiti di ciglia. Devo ammettere che mi ha colpito molto positivamente.

Come di consuetudine, quando un qualcosa tocca corde particolari nel mio cuoricino, sono naturalmente portato a ritagliare un piccolo spazietto qui su Hive dove parlarne, soprattutto per elaborarne a caldo le impressioni, studiarne il contesto ed il background e sviscerarlo il più possibile. Dunque eccoci qui.

Prima di addentrarsi nella lettura del romanzo, è opportuno contestualizzare la figura del suo autore: la mente creativa dietro questo romanzo è una delle voci più trasgressive ed irrequiete del panorama letterario giapponese.

Già autore di capolavori diventati veri e propri cult generazionali come Audition e Love & Pop, Murakami ha saputo sovrastare i confini della carta, trovando un'eccezionale cassa di risonanza nella settima arte.

Le sue storie hanno attratto l'attenzione di maestri della regia del calibro di Takashi Miike (che rese Audition un caposaldo del cinema horror psicologico) e Hideaki Anno (che con Love & Pop firmò un folgorante esordio in live-action).

Un legame, quello tra pagina e pellicola, che lo stesso Murakami ha coltivato in prima persona: fu proprio lui nel 1979 a dirigere l'adattamento cinematografico del suo dirompente romanzo d'esordio, Blu quasi trasparente.

Se avete familiarità con le opere sopra citate, saprete con certezza che i temi che trattano e il modo in cui sono veicolati è spesso da effetto shock, di conseguenza questo warning vi risulterà inutile e quasi sgarbato; per coloro che invece non le conoscono, beh, ci tengo solo a mettervi in guardia.

È un libro che ha suscitato tanto clamore e polemiche in passato per dei motivi ben precisi. Immaginate che in origine il suo titolo doveva essere qualcosa sulla linea di “Burro sul clitoride”, cambiato poi in “Blu quasi trasparente” perché considerato troppo esplicito e scandaloso.

Se non siete amanti dell’estremo nell'arte, ma soprattutto se siete anche solo vagamente pudici e rivoltati da crude descrizioni di atti sessuali al limite dell’ oscenità, se la biliosa decadenza morale di personaggi vacui e senza meta vi turba, allora vi sconsiglio la lettura. Se invece, come me, ci sguazzate dentro con leggiadria, allora è probabile lo amerete.

Contenuto

Ambientata nel Giappone del dopoguerra verso gli anni ’70 del secolo scorso, racconta le scorribande di giovani ragazzi giapponesi che gravitano intorno alla base militare americana di Yokota, trascorrendo le loro giornate annullandosi nell’edonismo più malato ed indecente.

Fra siringhe di eroina non sterilizzate, orge violente, furti e abietto nichilismo, assistiamo dalla prospettiva del protagonista Ryu al completo disfacimento di ogni qualsivoglia umanità e morale sociale.

Ryu fa parte di un’anomala combriccola di vite al limite che interagiscono tra loro con fare aggressivo, privo di tatto ed altamente disfunzionale.

Ognuno di loro incorpora meschinità e puro disagio, spiattellandolo in faccia agli altri con disinvoltura ed indifferenza. Ciascun personaggio è alla ricerca di un proprio tornaconto, guidati da desideri più o meno variegati che non portano verso una direzione definita, se non verso il più brutale e patetico annullamento del proprio io. Non è tanto diverso in questo Ryu, ma ciò che lo rende a tratti più “umano” è la sua fanciullesca percezione del mondo, via via sempre più astrusa e psicotica.

Colpisce la narrazione eterea e visceralmente cruda di quest’opera, scandita seppur brevemente da elucubrazioni poetiche che smuovono con vigore l’anima del lettore.

Ogni gesto ed azione, dal sesso estremo all’abuso di sostanze stupefacenti, appare in qualche modo distaccata ed irreale, malgrado il brutale realismo con il quale viene caratterizzato.

Il romanzo è permeato da riferimenti musicali ad artisti come Jimi Hendrix e The Doors. Dischi e melodie di musica classica e pop/rock americana fanno da sottofondo alle scene più improbabili e ai festini perversi a cui partecipano i personaggi.

Citazioni

Il frammento di vetro ha ancora del sangue sui bordi; irradiato dai vapori delľ alba, è quasi trasparente. È di un blu senza contorni, quasi trasparente. Mi sono alzato in piedi, ho camminato in direzione di casa mia. Ho pensato di voler diventare come quel pezzo di vetro; di voler provare a riflettere io, allora, quella delicata linea bianca ondulata. Di voler mostrare anche agli altri quella dolce linea ondulata riflessa su me stesso. Un'estremità del cielo si è rischiarata, e il frammento di vetro si è subito offuscato. Quando si è sentito il cinguettio degli uccelli, sul vetro non c'era riflesso più nulla. Accanto al pioppo di fronte a casa c'è l'ananas che avevo buttato ieri. Dalla spaccatura umida si diffonde ancora quell'odore. Mi sono accovacciato a terra e ho aspettato gli uccelli, che sono scesi volteggiando. Se la luce calda arrivasse fin qui, la mia ombra allungata avvolgerebbe gli uccelli grigi e l'ananas. (pg. 148)
In questo periodo me ne sto spesso da solo a osservare il paesaggio fuori dalla finestra. Passo un sacco di tempo lì a guardare… la pioggia, o gli uccelli, o più semplicemente quelli che passano per la strada. Posso stare a guardare all'infinito ed è sempre divertente… ecco, è questo che intendevo dire quando ho parlato di guardare le cose. Non so perché, ma di recente i paesaggi mi sembrano di una freschezza, di una novità straordinaria!